Watch videos with subtitles in your language, upload your videos, create your own subtitles! Click here to learn more on "how to Dotsub"

TEDxSF - Captain Paul Watson

0 (0 Likes / 0 Dislikes)
Signore e Signori, diamo un caloroso benvenuto al Capitano Paul Watson. (Applausi) PW: Grazie Ogni anno il Giappone cerca di massacrare illegalmente 1000 balene nel Santuario delle Balene in Antartide. Notizie di cronaca: una nave di attivisti contro la caccia alle balene si e’ scontrata al largo delle coste antartiche con la flotta baleniera giapponese. Il gruppo dice di aver allontanato i balenieri fuori dalle acque territroriali australiane in Antartico e intende continuare a contrastare la flotta baleniera giapponese ovunque si dirigerà, nel tentativo di salvare le balene. La nostra missione qui, la quinta per noi, e' di ostruire, intervenire, interferire, contrastare, per porre fine alle attivita’ illegali di baleneria della flotta giapponese nel Santuario Antartico delle Balene. Non c’è nulla di male nell'essere aggressivi fino a quando viene rispettata la sacralità della vita. Sea Shepherd si dichiara contro la violenza e dice che nei suoi 30 anni di attività nessuna delle sue azioni ha mai provocato infortuni. PW: Abbiamo detto al comandante giapponese che non intendiamo tollerare le loro attività di caccia illegale, che sono proibite da un’ordinanza della Corte Federale Australiana. Quello che il Giappone sta facendo è del tutto illegale. Stanno uccidendo specie a rischio di estinzione in un santuario internazionale. "Io non sono qui per guardarli uccidere le balene, io sono qui per FERMARLI." Fino a quando la flotta giapponese sarà qui ad operare illegalmente, noi continueremo a venire qui per contrastarla. Amo Paul Watson, amo quello che fa. Che cosa grandiosa, splendida, ammirevole sta portando avanti, nel difendere gli animali, le creature, che non possono difendersi. La situazione degli oceani oggi è estremamente grave. Quasi tutte le operazioni di pesca commerciale sono in uno stato di collasso, di declino, e gli oceani stanno morendo. E se loro muoiono, moriamo anche noi. Niente di più semplice. Ciò che fa la differenza vera in un gruppo di ambientalisti, non è il governo, non è una grande organizzazione, ma è la passione dell’individuo. (Applausi) Sono appena ritornato, il mese scorso, dagli oceani meridionali, dove abbiamo passato tre mesi a inseguire la flotta baleniera giapponese per circa 8000 miglia lungo le coste antartiche. Per noi è stata la sesta spedizione negli oceani del sud e quella di maggior successo. Quest’anno per la prima volta abbiamo salvato più balene di quante ne hanno uccise. Noi ne abbiamo salvate 528 loro ne hanno uccise 507. Ma gli siamo anche costati circa 132 milioni di dollari in perdite. E quella è la lingua che loro capiscono: profitti e perdite. Ecco perché tutti gli anni siamo là, per assicurarci, ogni anno, che loro non ottengano alcun profitto. Il nostro obiettivo è affondare la flotta baleniera giapponese, economicamente, vale a dire mandarli in bancarotta, e credo che ce la faremo. Ora, io non sarei in grado di fare questo, se non fosse per il mio equipaggio. Volontari provenienti da tutto il mondo. E una delle critiche di chi guarda Whale Wars è che il mio equipaggio non ha esperienza e secondo alcuni è fatto di incompetenti. Ma, sapete una cosa, non potrei pagare le persone, non potrei pagare dei professionisti, per fare quello che fanno i miei volontari. Non si può comprare quel genere di passione, ed è per questo che abbiamo quei volontari. E mi sono consolato leggendo le Lettere all’Editore del London Times del 1911 quando critiche simili erano state dirette a Ernest Shackleton, per il suo equipaggio incompetente e privo di esperienza. E Shakleton disse: Sapete, io non voglio dei professionisti. Io voglio uomini che abbiano la passione per portarmi al Polo, e riportarmi a casa vivo”. Ed è quel che ho , grazie al mio equipaggio. E in 33 anni non abbiamo mai avuto feriti gravi non abbiamo mai ferito nessuno, non siamo mai stati condannati per alcun crimine, non ci hanno mai fatto causa perché noi ci opponiamo a individui che stanno compiendo atti criminali in alto mare. Noi siamo là per far rispettare le leggi internazionali di tutela ambientale, conformandoci alla Carta della Natura delle Nazioni Unite, che permette alle ONG e agli individui di agire in tal modo. E quando la gente mi dice: ‘Cosa vi fa credere di potervi sotituire alla legge?’ Rispondo che lo facciamo perché i governi non hanno le motivazioni economiche e politiche per agire. Noi abbiamo tutte le leggi, le regolamentazioni e i trattati per proteggere gli oceani. Mancano i politici con la volontà di fare qualcosa a riguardo. E per esempio, con la protezione delle balene, sembra sempre che tutto vada per il meglio, tutti firmano i documenti, ma quando è il momento di far rispettare le leggi, non lo fanno. Non c’è differenza tra i balenieri giapponesi degli oceani meridionali e i bracconieri di elefanti dell'Africa orientale se non per il fatto che i bracconieri di elefanti sono neri, sono poveri, e vengono fucilati per quello che fanno. Questi invece fanno quel che vogliono perché sono ricchi e provengono da una nazione ricca che agisce con prepotenza per ottenere ciò che vuole. Noi abbiamo scelto la nostra linea di azione correndo rischi incredibili perché una delle domande che rivolgo al mio equipaggio è: “Siete disposti a morire per una balena? Siete disposti a rischiare la vita per una balena?” E se dicono di no, non li prendiamo. E quando la gente dice:" E' davvero tanto chiedere a qualcuno di rischiare la vita per proteggere un animale" Io rispondo: “Sapete, io non capisco. Nel nostro mondo noi chiediamo alle persone di rischiare la vita, la gente muore, e noi uccidiamo, per dei pozzi di petrolio, o per dei terreni. Io credo sia un’azione decisamente più nobile rischiare la propria vita per proteggere una specie a rischio o un habitat minacciato. Tutto dipende da quali sono i nostri valori. (Applausi) Una delle cose che, nel corso degli anni, ho capito essere fondamentale per fare quello che facciamo è rimanere immuni alle critiche. E, molto francamente, a me non interessa cosa pensa la gente di quello che facciamo là fuori. E vi dirò perché. Nel 1975 la mia vita ha subito un cambiamento. Allora ero primo ufficiale nella spedizione di Greenpeace per proteggere le balene. Ci era venuta questa idea, di salvare le balene. Leggevamo molto Gandhi a quel tempo. Pensavamo che tutto quel che dovevamo fare era metterci in mezzo tra gli arpioni e le balene e nessuno avrebbe rischiato la vita un essere umano per uccidere una balena. E così nel 1975, in giugno io e Bob Hunter ci trovammo in un piccolo gommone, di fronte all’arpione di una baleniera sovietica a sole 60 miglia al largo della costa nord della California. -Questo era prima del limite di 200 miglia.- E davanti a noi 8 splendidi capodogli stavano fuggendo dalla morte. E ogni volta che l’arpioniere cercava di colpire manovravo il gommone per bloccarne la traiettoria. Questo funzionò per circa 25 minuti finché il capitano della nave sovietica scese sulla passerella urlò nell’orecchio dell’arpioniere, poi ci guardò, sorrise, e si portò il dito alla gola. E fu allora che capimmo che quel giorno Gandhi non ci sarebbe stato di aiuto. Pochi istanti dopo ci fu un’esplosione incredibile e l’arpione ci volò sopra la testa e si conficcò nel fianco posteriore di una delle balene davanti a noi. Era una femmina. Che emise un urlo. Fu come l’urlo di una donna. Davvero straziante. Poi si riversò su un fianco, tra i fiotti di sangue. Improvvisamente, la balena più grossa del gruppo sbattè la coda sulla superficie e sparì. E nuotando proprio sotto di noi si scagliò fuori dall’acqua scaraventandosi dritta contro l’arpioniere della nave sovietica per proteggere il proprio gruppo, per proteggere la propria specie. Ma loro erano pronti ad aspettarlo con un arpione libero e con nonchalance tirarono il grilletto e lanciarono un secondo arpione dritto nella testa della balena. L’arpione esplose e la balena cadde in acqua urlando in agonia rotolandosi in superficie. E mentre si agitava tra le onde la guardai negli occhi. E lei mi guardò. E si immerse. Poi vidi una scia di bolle insanguinate dirigersi verso di noi a gran velocità. E la balena uscì dall’acqua con un'angolazione per cui la mossa successiva sarebbe semplicemente stata quella di crollare in avanti e schiantarsi su di noi. E quando con la testa uscì dall’acqua, e io vidi il suo occhio emergere dall’oceano, e guardai dentro quell’occhio, vi vidi qualcosa che cambiò la mia vita per sempre. Perché vi vidi la comprensione. Quella balena aveva capito che cosa stavamo cercando di fare, perché io vidi lo sforzo che fece per tirarsi indietro. Vidi la tensione dei suoi muscoli mentre cercava di ritrarsi. Poi la testa cominciò a scivolare nel mare, e vidi il suo occhio scomparire sotto la superficie. E la balena morì. Avrebbe potuto ucciderci. Ma decise di non farlo. E io oggi sono vivo perché quella balena prese quella decisione. Io devo la mia vita a quella balena. Ma vidi anche qualcos’altro nel suo occhio. Qualcosa che ebbe un impatto molto forte su di me. Fu commiserazione. Non per se stessa, ma per noi, che potevamo compiere un tale atto sacrilego e prendere la vita in maniera così sconsiderata, crudele e spietata. E per cosa? I russi uccidevano i capodogli principalmente per lo spermaceti, che si usa anche per la lubricazione dei macchinari. E' un olio altamente resistente al calore. E uno dei macchinari che veniva prodotto dai russi, con l’olio dei capodogli, erano i missili balistici intercontinentali. E mi dissi: “Eccoci qui, a distruggere queste creature incredibilmente intelligenti, socialmente complesse, magnifiche e senzienti, allo scopo di ottenere un’arma per lo sterminio di massa dell’umanità. Fu allora che compresi. Siamo dei pazzi. E da quel momento, mi sono detto: “Io non intendo far questo per la gente. Io lo faccio per loro. Per le balene. Per le creature del mare.” Ed è quello che facciamo da allora. Nel 1986 abbiamo affondato mezza flotta baleniera islandese ormeggiata in porto, e distrutto il loro impianto di lavorazione delle balene. Un colpo da 10 milioni di dollari alla loro industria, e ci hanno messo 17 anni per riprendersi. E dopo quello, un ex collega di Greenpeace venne da me e mi disse: "’Volevo solo farti sapere che quello che hai fatto in Islanda è vile, riprovevole e imperdonabile. E che tu sei una vergogna per questo movimento.” E io gli risposi: “E allora?“ (Risate) “Non abbiamo affondato quelle baleniere per te, né per il ‘movimento’ né per alcun essere umano del pianeta, ma, John, trovami una sola balena nell'oceano, ovunque, che non sia d’accordo con ciò che abbiamo fatto, e prometto che non lo faremo mai più.” Loro sono i nostri clienti. Sono loro che noi rappresentiamo. Ma devo sottolineare che, in tutti questi anni di attività, non siamo mai stati condannati per alcun crimine. Ora, potrebbe sembrare un grave atto criminale, affondare metà di una flotta baleniera. Dovetti andare fino a Reykjavik, per chiedere che mi arrestassero. E il giorno dopo fui scortato in aeroporto e imbarcato su un volo. Il Ministro della Giustizia, in Parlamento, disse: “Ma chi crede di essere? Entra nel nostro paese e pretende di essere arrestato. Buttatelo fuori". Sapevano che processarmi significava mettere l’Islanda sotto processo. E quello era l’ultimo luogo in cui volevano trovarsi, in quel tribunale. Perché noi interveniamo contro attività illegali, è questo che facciamo. Lo scorso anno tenni una lezione all’Accademia dell’FBI di Quantico e uno degli agenti mi disse: "Sea Shepherd sta in equilibrio su un filo maledettamente sottile quando si tratta della legge." E la mia risposta fu: “Cosa importa quanto è sottile? L’importante è non oltrepassarla.” E dovettero darmi ragione. Ma dissero: “Abbiamo avuto più di 4500 volontari nella nostra organizzazione, alcuni dei vostri sono andati oltre e commesso eco-crimini.” Risposi: "Sì, e cosa ha che fare con me?” “Lei li addestra, Lei ne è responsabile.” “ Vi do tre nomi", dissi Timothy McVay, Lee Harvey Oswald, Osama Bin Laden. Voi li avete addestrati, voi ne siete responsabili.” (Applausi) Il fatto è che ci affibbiano un sacco di nomi, ci definiscono eco-terroristi molto spesso. Nessuno ha emesso alcun mandato per arrestarmi, ma continuano a chiamarmi eco-terrorista. Ma, in un mondo in cui il Dalai Lama è ufficialmente un terrorista, non mi dispiace poi tanto esserlo. E' solo una serie di nomi se vogliamo vedere. Ma quando hanno iniziato a chiamarci pirati mi son detto: “Oh, suona bene. Questo mi piace." E così abbiamo adottato il nostro Jolly Roger e le nostre navi sono nere. Cerchiamo di avere un aspetto il più intimidatorio possibile, perché mi riporta al XVII secolo quando la pirateria era incontrollabile nel Mar dei Caraibi. La Marina Britannica non faceva quasi nulla, perché c’era troppo denaro che passava sotto il tavolo, che si guadagnava grazie alla pirateria. E così la pirateria prosperava. Fino a quando un uomo, Henry Morgan, si fece avanti e li fermò tutti. La pirateria finì grazie a un pirata, non al governo. Sono loro i più grandi pirati. Lo sono sempre stati e lo sono ancora. E così noi ci consideriamo Pirati della Compassione all’inseguimento dei Pirati del Guadagno. Quest’anno siamo andati nell'Oceano del Sud con tre navi. Siamo ritornati con due. Una delle nostre imbarcazioni è stata deliberatamente speronata, tagliata in due e affondata da una baleniera giapponese. E il capitano, Pete Bethune, è ora prigioniero, in Giappone, e verrà processato, accusato per più imputazioni, la maggior parte di ispirazione politica. Ma una delle cose che mi ha colpito di più è l’accusa sulla base del Control of Swords Act. Perché aveva un coltello. Come tutti i marinai. E perché aveva quel coltello, e ha abbordato una baleniera nel mezzo della notte, e ha bussato alla porta della plancia, e si è presentato, è stato arrestato. Intendeva confrontare il capitano della nave che aveva distrutto la sua imbarcazione. Ed è stato arrestato. Il Control of Swords Act fu introdotto per controllare i samurai, una tradizione giapponese, nel 1865, e quel che stanno dicendo è che la caccia alle balene è, in realtà, una tradizione che loro stanno difendendo. Beh, in realtà la baleneria fu introdotta in Giappone -la baleneria moderna- dal Generale Douglas Mc Arthur. Quindi se la baleneria è una tradizione allora non lo è anche l’occupazione americana? Non credo che auspichino il suo ritorno. Ma un’accusa sulla base del Control of Swords Act fa di Pete Bethune l’ultimo samurai, e noi siamo fieri di avere l’ultimo samurai nel nostro equipaggio. (Applausi. Risate) E nel corso degli anni, parlando di coraggio, io ho visto un tale coraggio nei miei equipaggi, è davvero incredibile. Li ho visti fare cose che, sapete, trovo incredibile che le persone abbiano abbia una tale passione per fare effettivamente quello che fanno. E nel corso degli anni abbiamo fatto cose … piuttosto … folli, se ci ripenso. Nel 1981 sbarcammo nella Siberia sovietica. I primi a invadere la Russia dalla Seconda Guerra Mondiale per raccogliere prove di attività baleniere illegali. Dopo essere scesi dal gommone, notammo due soldati sovietici che pattugliavano la spiaggia mentre noi documentavamo la situazione. Ma pensarono che fossimo russi. Perché, chi altro sarebbe sbarcato su una spiaggia sovietica con delle macchine fotografiche. Saremmo stati troppo sfacciati. Per 40 minuti documentammo ogni cosa, e quindi tornammo al nostro gommone, e mentre lo spingevo in acqua uno dei soldati si avvicinò, indicò il gommone: e disse: “Sto eta?” – Cos’è quello?" E io dissi: “ Eta Zodiac - E' uno Zodiac." E lui disse: “Eta Mercury?” E improvvisamente capii che eravamo nei guai: Mercury motori fuoribordo. E loro dissero : “Americani”. Gli diedi le spalle per spingere in acqua il gommone, e chiesi agli altri due nel gommone, - a quello con la macchina fotografica - dissi: “Cosa sta facendo?” “Sta prendendo il fucile” Dissi: “Agitate le braccia e sorridete." E loro salutarono e sorrisero ai soldati. E non è facile sparare a qualcuno che agita le braccia e ti sorride, credo. Quindi rimasero confusi e corsero via. Li vedemmo risalire la collina. Arrivammo alla nave, e navigavamo tranquilli, eravamo soddisfatti, avevamo tutta la documentazione necessaria sulle loro attività di caccia illegale, e circa un’ora dopo due navi da guerra con gli elicotteri apparvero dal nulla e iniziarono a colpire la nostra prua con i razzi segnalatori, e quasi subito dopo una grossa fregata sovietica ci accostò di lato. E come si avvicinarono il capitano disse: “Fermate la nave. E preparatevi all'abbordaggio dell’Unione Sovietica.” Dissi: “Capitano, non abbiamo spazio per l’Unione Sovietica. Noi non ci fermiamo.” (Risate) Nessuno aveva mai detto loro di no prima di allora. E francamente, non sapevano come reagire a un no. E ci inseguirono per un’ora poi noi rientrammo in acque americane e ce la cavammo in quel modo. E ce la siamo cavata così tante volte. Nel 1979 avevamo inseguito la baleniera pirata Sierra attraverso l’Atlantico, e io ero riuscito a bloccarla in un porto del Portogallo. E riunii il mio equipaggio, eravamo circa in 20, me compreso, e dissi loro: “Sentite, non posso assicuravi che non vi farete del male qui. Noi adesso andiamo là fuori speroniamo quella nave, e la neutralizziamo, perché è una baleniera pirata ed è ora che qualcuno metta fine alla sua carriera. E dissi: “Ma una cosa vi posso garantire, che finiremo tutti in galera in Portogallo perché non c’è modo di evitarlo. Avete 10 minuti per fare la valigia e tornarvene sul molo perché noi andiamo, con o senza di voi.” 10 minuti dopo, del mio equipaggio di 20, 17 erano sul molo. Grazie al cielo i due che rimasero erano ingegneri, - quindi potei - loro sono tutto quel che ti serve. Avviammo i motori, uscimmo dal porto, ci dirigemmo verso la Sierra, le speronammo l’arpione per danneggiarlo e come avvertimento,. Le virammo intorno di 360 gradi, e avvicinandoci a 50 nodi la colpimmo sulla fiancata squarciandola sopra la linea di galleggiamento. Loro intanto ci sparavano contro. Poi cercammo di andarcene ma ovviamente la Marina Portoghese ci raggiunse e ci riportò indietro. E mi portarono davanti al Capitano di Porto con l'accusa di negligenza criminale oltraggiosa. E a quel punto dissi loro che non c'era nulla di negligente. Li avevamo colpiti esattamente dove avevamo inteso colpirli. Era stato intenzionale. (Risate) E lui mi disse: “Sì, è vero, ma io non so di chi sia quella nave. E finché non recupero un proprietario, Lei è libero di andare". Lasciammo l’ufficio e un membro del mio equipaggio, che era sbarcato prima, disse: “Se avessi saputo che ve la sareste cavata sarei rimasto con voi." (Risate) Quindi, a volte, bisogna affrontare queste cose sapendo che non c’è davvero modo di cavarsela. E questi sono i rischi che negli anni noi abbiamo fronteggiato. E li ritengo rischi accettabili perché la cosa di cui ho più paura è che noi distruggeremo la diversità negli oceani del nostro pianeta. E se questo succede saremo tutti nei guai grossi. E ogni industria di pesca commerciale oggi è in uno stato di declino. E ogni specie su questo pianeta è un sostegno nello scafo della navicella spaziale della biosfera terrestre. E se estrarremo una specie di troppo avremo dei seri problemi con il sistema che sostiene la nostra vita. Perché esistono leggi fondamentali in ecologia: la legge della biodiversità, la legge di interdipendenza di quelle specie e la legge delle risorse limitate. E nessuna specie è mai sopravvissuta su questo pianeta se non conformandosi a queste tre leggi fondamentali. Lo scorso anno sono stato fortemente criticato su Fox Network perché ho detto: “Sapete, i vermi sono più importanti delle persone.” E tutti se la sono presa a male. Ma il commento è stato intenzionale. Perché? Perché è vero. Le balene sono più ... oh I vermi sono più importanti delle persone. Perché? Perché loro possono vivere sulla terra senza di noi. Noi non possiamo vivere senza di loro. Le api sono più importanti di noi, perché noi non possiamo vivere senza di loro. loro possono vivere senza di noi. Dobbiamo renderci conto e capire che se intendiamo sopravvivere su questo pianeta dobbiamo rispettare il diritto alla sopravvivenza di quelle specie. Perché noi abbiamo bisogno di loro più di quanto loro hanno bisogno di noi. Grazie. (Applausi)

Video Details

Duration: 18 minutes and 57 seconds
Country: United States
Language: English
Genre: None
Views: 280
Posted by: tedxvideo on Sep 15, 2010

Captain Paul Watson - Marine Wildlife Conservationist
Upholding the International Laws of Marine Conservation

For 30 years, Captain Paul Watson has been at the helm of the worlds most active marine protection non-profit organization Sea Shepherd Conservation Society. Paul Watsons career as a Master Mariner began in 1968 as a seaman with the merchant marines and with the Canadian Coast Guard. In 1972, Watson co-founded the Greenpeace Foundation (GP) in Vancouver, BC. In 1977, Watson founded Sea Shepherd Conservation Society dedicated to research, investigation, and the enforcement of laws, treaties, resolutions, and regulations established to protect marine wildlife and their habitats worldwide.

Caption and Translate

    Sign In/Register for Dotsub to translate this video.