TIMU le vie del lavoro: Vincenzo Moretti at TEDxNapoli
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Buonasera.
Io ho pensato di cominciare come Clint Eastwood in Per un pugno di dollari.
Lui, con i Rojo da una parte, i Baxter dall'altra e lui in mezzo,
io con la crisi da una parte,
la creatività dall'altra e il lavoro in mezzo.
Crisi e creatività sono due parole
molto importanti nella storia di questo paese.
Se penso alla creatività pensiamo al Rinascimento, pensiamo a Michelangelo,
pensiamo a Leonardo, pensiamo a Lorenzo Il Magnifico,
ma se veniamo anche ad anni più recenti pensiamo anche ad Adriano Olivetti,
pensiamo anche ad Enzo Ferrari, pensiamo, come dire, a persone
che hanno saputo caratterizzare un tempo, una storia,
che hanno saputo cogliere delle possibilità, delle opportunità.
Quindi, tra crisi e creatività, il lavoro e il suo valore.
Il lavoro e il suo valore come moltiplicatore di opportunità,
come possibilità di creare opportunità, di coglierle.
E il suo valore per fare in modo che si possa rispondere di più e meglio
in maniera creativa alla crisi.
Due fondazioni, la fondazione Ahref
e la fondazione Di Vittorio e Civic Media Timu
sono state l'occasione per lanciare
quest'inchiesta partecipata di cui vi parlo,
che racconta per l'appunto storie di lavoro,
partendo da un metodo condiviso e da quattro regole:
Sono quattro regole che naturalmente sono quattro parole,
però queste quattro parole quando cominci ad usarle
diventano parole importanti,
diventano modi di procedere importanti.
Io, Alessio Strazzullo, Cinzia Massa
e tutte le persone che stanno partecipando a questa attività,
stiamo raccontando l'Italia
attraverso la passione e il rispetto degli italiani per il lavoro.
L'idea è quella di fare bene le cose perché è così che si fa,
indipendentemente da quello che si fa.
Puoi fare il caffè o progettare l'Harbour Bridge a Sydney,
puoi cucinare la pasta e fagioli
o progettare il Centro Direzionale di Tokyo,
devi avere in testa che quella cosa che devi fare la devi fare al massimo,
la devi fare al meglio, la devi fare come se fosse la cosa più importante,
la cosa più bella da fare in quel momento.
Le storie si prendono cura di noi, come sappiamo
e la nostra idea è che raccontando buone storie,
quando queste storie sono vere,
noi abbiamo la possibilità di favorire un cambiamento culturale,
abbiamo la possibilità di spostare l'ago della bussola
dal valore della ricchezza al valore del lavoro,
dal valore delle cose che si hanno al valore delle cose, diciamo,
che si sanno e si sanno fare.
In questo senso penso di essere un sociologo,
come dire, in cerca di una cultura,
di una vocazione, di quella cosa che Josephine Baker diceva,
fare le cose come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo.
Da questo punto di vista andiamo in giro,
raccogliamo queste storie e abbiamo in testa un'idea,
l'idea che si possano coinvolgere migliaia di persone
in questa attività di storytelling
e di citizen reporting e che per questa via, come dire,
si possa determinare il cambiamento culturale a cui mi riferivo prima.
Lavoriamo per questo, lavoriamo per fare in modo
che non ci sia più un Omero,
soltanto un Omero che naturalmente ci teniamo caro, che racconta, diciamo,
di idee e di eroi, ma ci siano tanti Omero,
che raccontino di persone normali,
di donne e uomini normali, di persone che ogni mattina
si alzano, mettono i piedi giù dal letto e pensano, come dire,
di amare le cose che fanno e pensano che sono impegnate
a fare le cose che devono fare e a farle bene.
Nuvole di storie, nuvole di Omeri.
È il cloud storytelling ragazzi, direbbe Tony D'Amato, Al Pacino,
se fossimo in "Ogni maledetta domenica".
“That's all folks”. E invece no.
E invece no perché "Le vie del lavoro" è una di quelle idee
che, come scrive Caroline Rosas,
vale la pena diffondere, vale la pena raccontare.
Perciò, come dire, appena abbiamo finito qui, “do it”, fatelo, partecipate.
Grazie.
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